(foto tratta dal sito di Repubblica)
Sulla questione Grillo e V-Day la penso più o meno come Uriel (qui e qui).
Non mi sento di criticare Grillo e i suoi grillini: ritengo lui in buona fede nonostante certa cialtroneria (opa alla genovese) e capisco i suoi fanz insoddisfatti dal sistema politico.
Capisco i precari incazzati che vedono in Grillo qualcuno che, nonostante la goffaggine di certe proposte, si lancia senza timore contro certi intoccabili come Biagi (leggete qui, tra l’altro).
Biagi è stato ammazzato da degli infami e su questo non ci piove. Ma ciò non lo rende un martire o un santo, come pensa Casini: se hai fatto cazzate in vita queste non vengono cancellate dalla tua morte, o saremmo qui a venerare Mussolini… beh sì, qualcuno lo fa. Colpa di un “culto della morte” che rende automaticamente intoccabili certe personalità: ricordo anche certi elogi a Craxi per il suo decesso (ma c’e’ chi è messo peggio).Tutto ciò mi fa venire in mente Robert Paulsen.
Robert, culturista professionista, era riuscito a produrre un programma in seconda serata sui pettorali espansi. L’avete mai visto? L’ha scritto lui. Robert prendeva steroidi (wisterol, ormoni della crescita) per pomparsi: ci sono certi standard nel settore, se vuoi raggiungerli devi scendere a compromessi. E’ lo showbiz, giusto? Tutto sommato Bob era un brav‘uomo. Finché non gli amputarono i testicoli per un cancro causato dagli steroidi: Bob smise di essere sia bravo che uomo e la sua vita finì a rotoli. Iniziò a frequentare un club dove poteva praticare una forma estrema di psicoterapia: “acquisizione di potenza tramite sequela di botte da orbi”(tm).
La volontà di potenza, in senso lato, è una componente assolutamente primaria della nostra vita, anche in quella del Nostro. Nonostante il suo handicap e la sua vita finita nel cesso, Rob voleva ancora sentirsi un vincente, voleva contare qualcosa, essere qualcuno. Per non farsi trascinare dagli eventi, per non essere succube del destino. E può farlo in un club dove non esiste un padrone, dove non esiste un capo, dove tutti valgono allo stesso modo.
Contare qualcosa, non essere ridotti a tasselli secondari di un mosaico, è l’aspirazione di un numero molto alto di individui, non certo del solo Robert Paulsen. Un numero troppo alto.
Qualcuno deve accontentarsi di essere un pezzo secondario, qualcun altro deve addirittura restare fuori.
Restare fuori dall’operatività di un sistema non significa non farne più parte.
Come insegna Luhmann, il sistema intercetta la variabile estranea, l’ambiente, la filtra attraverso il senso per farla diventare parte del sistema stesso: così rimuove un ostacolo potenzialmente eversivo. I movimenti pacifisti sono un esempio perfetto per spiegare il meccanismo: potete fare i girotondi che volete (facendovi anche belli del vostro attivismo, perché no?), ma le vostre azioni non differiscono molto da quelle di Ponzio Pilato. Il pacifista che sfila non può danneggiare il sistema perché le manifestazioni fanno parte della sua stessa struttura. Disinnescare pacifisti, ambientalisti, movimenti giovanili, no-global non è difficile: tu non conti un cazzo, non puoi cambiare nulla neanche gridando slogan ad alta voce con 5 milioni di bocche. Per cambiare qualcosa hai bisogno di un alleato che non si limiti a gridare.
- Puoi sperare che l’emulazione faccia il suo corso. Fai saltare in aria una banca in nome di qualcosa in cui credi, poi spera che qualcuno ti imiti per raggiungere lo stesso scopo, senza necessità di un comando centrale messo lì a dare ordini.
- Puoi unirti in gruppo con chi la pensa allo stesso modo.
La prima situazione trovò applicazione in Francia l’anno scorso, quando i ggiovani contrastarono (efficacemente) la legge che gestiva il lavoro sotto i 26 anni. Giù per strada a spaccare tutto, ‘sti vecchi non ci schiavizzano manco per il cazzo: buona idea, lo faccio anch‘io.
La seconda situazione è l’impulso per ogni tipo di aggregazione attivista (pacifica e non) con scopi politici.In entrambi i casi abbiamo dei tizi che si uniscono per andare “contro il sistema” (da intendere nel significato meno idiota possibile, please). Quanto ci mette il sistema per filtrare l’ambiente e disinnescare questi gruppi?
Finché gli individui restano nella legalità e operano da singoli, non c’e’ problema. Anche se non volessero pagare le tasse atte a finanziare una guerra che non vorrebbero, il loro apporto sarebbe così marginale da scongiurare ogni pericolo.
Ma il gruppo cambia tutto. Se 5 milioni di persone si mettono d’accordo e non pagano le tasse per protestare contro la guerra, gestirli diviene un problema. Gestire l’emulazione diviene un problema ancor più grosso: con cifre così alte i media non possono tacere.
Ebbene, ricordate il mosaico di prima? Se chi crea il puzzle decide di lasciarti fuori perché di te e dei pezzi come te si può fare a meno, tu resti fuori. Ma non sei morto. Sei lì, inculato, ma vivo.
Attualmente i politici italiani intendono lasciar fuori dal mosaico certi pezzi. E questi pezzi si sono incazzati. Sono tanti: gli astenuti, i delusi, gli estremisti, gli attivisti traditi. Gente con dei problemi che vorrebbe risolvere. E se ne fottono se Biagi è morto. Per quanto dispiacere possa provocare la sua scomparsa, Biagi in vita sua ha fatto un danno: la legge omonima che sta fottendo la vita di molti, troppi individui.
Cosa fanno queste persone se le loro necessità non possono essere discusse in parlamento? Se non possono essere discusse in tv o sui giornali, perché un severo censore viene a romperci i coglioni con “Biagi santo subito”, “oggi tocchiamo Biagi domani chi, Giovanni Paolo II?”. Discuteranno del loro problema fuori dal parlamento. Se i politici non vogliono ascoltarli discuteranno con tutti tranne che con loro. Ed in gruppo possono far valere le loro ragioni, agendo più o meno legalmente con attività la cui gravità delle conseguenze sarà direttamente proporzionale al malcontento. E il sistema, per filtrare questo ambiente piuttosto incazzato, deve accontentarlo: altrimenti è crisi.
Ma di questo non è possibile parlare: si punta il dito contro il populismo di Grillo, contro l’amore per la ghigliottina dei suoi seguaci eccetera (tutte cose anche vere, per carità), senza considerare che tutti quei tizi si sono riuniti perché Grillo offre loro la chance di arruolarsi per una battaglia che vogliono combattere: i problemi sono reali.
Se questa battaglia fallirà troveranno un nuovo comandante, probabilmente meno bonaccione di Grillo. Magari un Tyler Durden.
La cosa più fastidiosa, quella che mi fa incazzare a morte, è lo stimma che molti appioppano sulla manifestazione e sui partecipanti per partito preso. La Repubblica inserisce la parola “populista” ovunque nel tentativo di delegittimare il tutto come una riunione di cazzari un po’ sfigati, del resto si contattano tramite internet (di cui notoriamente è bene non fidarsi).
Chi ha partecipato al V-Day è considerato un deviante.
Per Merton esistono svariati tipi di devianze, in funzione a:
- gli obiettivi che il potere/società ci permette di raggiungere;
- il modo in cui il potere ci permette di raggiungere questi obiettivi.
Nel nostro caso i devianti sono del tipo che:
- accettano gli obiettivi posti dal potere/società;
- non accettano il modo posto in essere per raggiungerli.
I devianti di Grillo non accettano il sistema politico attuale per una ragione molto semplice. Siccome i politici in parlamento non riconoscono l’esistenza di certi problemi… o meglio, riformulo: riconoscono il problema ma devono prendere lo stipendio, quindi il governo deve stare ancorato su posizioni sterili e conservatrici per evitare la crisi, e pretendono che questi problemi cessino di esistere solo perché lo dicono loro, solo perché ai ministri è vietato manifestare o Turigliatto è stato espulso da rifondazione. Ebbene, questi problemi continueranno ad esistere.
Finché la tensione sociale si assesterà su livelli vivibili, chi subisce questi problemi opererà da deviante ma non potrà influenzare il sistema più di tanto. Quando non se ne potrà più i pezzettini vorranno entrare nel mosaico con la forza, ed allora qualcun altro dovrà farsi da parte.
Abbiamo capito, purtroppo, che non c’e’ posto per tutti.
Giusto per capire, sei/saresti andato al v-day.
Hai/avresti firmato?
Pensi anche tu che grillo abbia coperto un buco a sinistra?
Non ti dico che palle con destra/sinistra. Sui temi proposti dal v-day e’ inutile e deviante, aggiungo anche insopportabile in genere.
Sarei andato, ma non avrei firmato.
Una cosa è mostrare alla politica che esiste un grandissimo numero di cittadini delusi che non trovano rappresentanza in parlmento, un’altra cosa e’ firmare delle leggi mediocri. Salverei forse la legge sui due anni massimi di legislatura, ma non so quale sia l’effettivo contenuto (questione importante quando si parla di diritto). Tra l’altro ho il sospetto che Grillo possa andare incontro a qualche problema di incostituzionalità specialmente riguardo alla legge che impedisce ai condannati di sedere in parlamento.
E si, penso che Grillo abbia coperto qualche buco, ma non solo a sinistra. Credo che parte delle idee di Grillo possano accontentare delusi di ogni fazione (quantomeno sulla necessità di un ricambio politico).
Sono daccordo, è il segnale ad essere interessante più che le proposte.
Il segnale è interessante non solo per il numero dei partecipanti (prova di un malcontento diffuso), ma anche perchè proviene da un’Italia che non è (o non sembrava) il massimo dell’informatizzazione.
Il problema e’ , essenzialmente, che tutti gli italiani vogliono qualcosa di diverso, ma nessuno sa di preciso cosa, per cui e’ difficile organizzare un partito con un programma preciso e rivoluzionario.
Grillo fa proprio questo: dice “giu’ tutto quel che c’e’ oggi, non ci sta bene”. Poi non indica quello che non sa e che nessuno sa, coprendo il vuoto con la sua comicita’.
Puo’ funzionare.
Uriel