Chi è Beppe Severgnini? Cosa ha fatto per meritare tanta attenzione? E’ stato un discepolo di Montanelli… quindi? Magari gli portava il caffè. Ha scritto qualcosa di rilevante? Un paio di libri sull’Inter, quindi la risposta è no. Fa discorsi all’università di fronte a centinaia di studenti? Anche Pansa o Dan Brown, se è per questo. Come se non bastasse Severgnini scrive sul Corriere della serva e la Gazzetta dello sport, nulla di cui andare troppo fieri. Insomma, se vuoi tirartela e fare il saggio devi potertelo permettere; altrimenti devi subire una giusta e sacrosanta smerdata su questioni di cui conosci poco o nulla. Solo pochi possono ignorare completamente un argomento e cavarsela in contraddittorio con un esperto, ma si tratta di terreno pericoloso: non ci metti nulla a cadere dal piedistallo e a far la figura del pirla.
Severgnini, di tirarsela, non se lo può permettere.
Ma vuoi mettere la figura che fai con gli amici?
Insomma, sei uno sciamano!
Il capotavola di uno dei blogz più seguiti d’Itaglia!
Proviamoci a parlar di roba che si ignora, a limite si fa una magra figura.
E difatti…
Il bello e il brutto del rugby è il titolo di una mail pubblicata il 29 ottobre.
Tizio racconta qualche stronzata capitatagli a Parigi per la finale del mondiale di rugby (Inghilterra asfaltata, Sud Africa vincente). In pratica ’sto sfigato gira per strada e incontra ragazze disponibili e omoni ubriachi fradici soccorsi dalla croce rossa. Cioè il mio habitat ideale. Senza contare che anche un poser sopporterebbe gli ubriachi pur di incontrare ragazze disponibili (le quali avvicinano Tizio e attaccano bottone, eh! Spontaneamente, intendo). Tizio invece è, lo dice letteralmente, disgustato; ammira però la sportività dei tifosi inglesi dopo la sconfitta. E si chiede se l’ammirazione nasce dal rugby o ai suoi tifosi (quelli che chiaramente non erano gli ubriaconi di prima).
Severgnini, dopo un inopportuno confronto con la sconfitta percepita malamente dai calciofili, sposta il mirino sul rugby e le sue presunte caratteristiche: la cultura dell’alcol e la violenza dello scontro fisico. E si chiede quali conseguenze subiranno i giocatori in futuro dopo tutte queste legnate, specificando che il suo non è un giudizio di valore: sta semplicemente chiedendo. A chi non si sa, anche perché è lui ad approvare le mail per la pubblicazione ed è quindi libero di scartare qualunque parere contrario.
Illuminiamo gli gnoranti con la luce della verità:
- Tizio è uno sfigato.
- Il rugby non è straordinario perché i tifosi accettano la sconfitta; questo è lo spirito di tutti gli sport. E’ il calcio (italiano specialmente) ad essere malato e quindi straordinario in senso letterale e negativo.
- Questi paragoni tra calcio e rugby hanno rotto. E’ ok farli quando si entra in contatto con il mondo della palla ovale per la prima volta: il niubbo resterà di sasso vedendo gente rialzarsi immediatamente per placcaggi violenti e non polemizzare per le decisioni arbitrali. E dopo le vagonate di merda spalate sulla serie A è comprensibile che qualcuno cerchi qualche disciplina più pulita e autentica. Ma una cosa è se ad insistere su certe cose è il niubbo, un’altra il giornalista: Severgnini, basta, torna a guardare l’Inter.
- Non esiste alcuna cultura dell’alcol nel rugby. Può esistere nel mondo anglosassone, ma ciò non ha nulla da spartire con questo sport.
- Esistono miliardi di discipline che contemplano scontri fisici: dal pugilato all’hockey, dalle arti marziali miste al football americano. Non ci sono problemi di sorta. Che invece sorgono quando a 30 anni devi ritirarti perché hai caviglie e/o ginocchia a pezzi e non sei più competitivo. Come succede nel calcio. Ad essere orribili sono le orecchie a cavolfiore, in effetti.
- Non esiste nessun “rituale maschile e guerresco tramandato dal tempo”, come dice in una parte dell’articolo che sopra non ho riportato. Il rugby è nato in Inghilterra nell’università di Rugby, frequentata da gente nobile (mai chiesto perché viene definito lo sport più nobile al mondo, eh?) che in guerra non ci andava manco per sbaglio, a limite ’sti ragazzotti sorseggiavano thè sfogliando Playboy. Il fatto che gli All Blacks facciano la danza da guerra Maori non c’entra una cazzo: è una tradizione limitata alla nazionale neozelandese e ad altri isolani (Samoa, Fiji…).
- Chiunque faccia sport tendenzialmente pericolosi è allenato per farlo: per questo nelle trasmissioni di wrestling vi dicono di non provare a casa, potreste farvi male. Voi.
- Tutti gli sport professionistici, nessuno escluso, alla lunga debilitano il fisico.
Anche il fato sembra voler deridere Severgnini e purtroppo lo fa nel peggiore dei modi possibili: due giorni fa un portiere diciannovenne muore colpito al petto da una ginocchiata fortuita. C’è altro. Differenze tra rugby e calcio è il titolo di una mail pubblicata oggi. Caio, ex-giocatore di rugby, concorda col capotavola nel ritenere gli scontri fisici “un problema”. Poi sposta l’argomento sull’ennesimo confronto tra il calcio e il rugby, stavolta incentrato su come gli arbitri vengano trattati diversamente dai giocatori, cosa che non riguarda il nostro discorso. L’importante è far notare come un ex-giocatore sia d’accordo con lui sulla viulenza che fa male allo spirito e al corpo. Come l’antisemita al settimo cielo perché l’ebreo Sempronio confessa che gli ebrei nei secoli passati mangiavano carne umana (lo diceva anche Shekspiir nel Mercante di Venezia, cribbio!), audace campagna pubblicitaria per la promozione del saggio di Sempronio “relazioni tra Banchieri Ebrei e Cthulhu“… l’ha detto uno di loro, sarà vero, no? No?
Gli utenti di it.sport.rugby hanno deciso di mandare una mail con la loro opinione, non (ancora) pubblicata. Il capotavola avrà il coraggio di rendere nota all’universo un’opinione smerdante?
Boh, chi se ne importa… ho scritto giusto per far rosicare i fanz di Sevargnini.
ipse dixit