Cos‘è il target?
Quando un prodotto deve essere gettato sul mercato è necessario inquadrare coloro che ne usufruiranno. Il target, appunto. Scegliere il target di un film, di una serie tv, di un gruppo musicale costruito a tavolino (Spice Girls, Backstreet Boys, Hammerfall) è qualcosa da fare in pre-produzione. E’ chiaro: se il target è formato da cinquantenni il prodotto sarà strutturato in modo tale da piacere al cinquantenne. Il target definisce gli sponsor: nelle pause pubblicitarie di una serie tv come Heroes non troverete mai lo spot di una dentiera, bensì roba che possa essere acquistata da un pubblico dai 15 ai 25 anni (*). La pubblicità può far capire qual’è il nucleo principale di ascoltatori di un dato programma… guardate bim bum bam (se lo fanno ancora), quali prodotti sono pubblicizzati?Analizziamo quindi la prima pagina del Corriere della Serva e di Repubblica. Le notizie più in evidenza al momento sono: “Mastella e finanziaria” e “indagati gli amici del tifoso laziale ucciso”, comuni ad entrambi. Troviamo una serie di finestrelle che attraggono immediatamente l’attenzione perché hanno delle immagini; anche i servizi principali li hanno, ma solo quelli, i successivi no. Abbiamo in ordine sparso: “Io, Fini (sì, Gianfascio) e la nostra bimba”, “all’aeroporto sfilano le modelle di Victoria Secret”, “campionessa del tortellino ecco la ricetta definitiva”, “uccisi due cani, nozze riparatrici con il bastardino“, “la velina lascia striscia”, eccetera.
Oppure guardiamo il tg5 (e non parlo solo della rubrica “gusto”) e le notizie importantissime del tipo “cagnolino torna a casa dopo sei anni”.
La stampa è senza dubbio ai primissimi posti di un’ideale classifica di colpevoli della bruttizzazione del popolo italiano. L’italiano medio vuole gossip: gli editori notano il target ridotto per vendere un giornale serio, quindi producono ciò che ha acquirenti a volontà. Merda. E’ un circolo vizioso, in effetti. Ma i giornali hanno colpe evidenti avulse dal target malato.
Tutto il casino combinato dai tifosi di calcio nei giorni scorsi è diretta conseguenza dei titoli degli articoli dei giornali online: “ucciso ultras della Lazio in una rissa”, si sapeva all’inizio.
Ora abbiamo l’assassina trasformata in sex symbol.
E informazione sinonimo di propaganda politica, tratto caratterizzante del giornalismo nostrano.
C’è modo di uscire da questa fogna senza far saltare in aria tutto?
O si crede ancora nella pace, la speranza e gli intellettuali?
[post un pò inconcludente ma uno sfogo ci voleva]
(*) è chiaro che un settantenne potrà apprezzarlo; il target serve a scopo statistico per individuare bacini di utenza il più omogenei possibile: chiunque può vedere un cartone animato, ma sicuramente la stragrande maggioranza del pubblico sarà formato da bambini. Spesso sbagliare il target può condurre alla debacle di un programma valido: pubblicizzare Heidi ai manager quarantenni di Milano difficilmente produrrà ascolti, indipendentemente dalla qualità del prodotto.
se la gente chiede merda, gli si da merda, tanta ed in grande varietà in modo da coprire ogni esigenza corprofaga. dopo un po’ che la gente mangia solo merda, si abitua e stenta ad immaginare altro che non sia marrone e prodotto dall’intestino di qualche essere vivente. aumenta la propria sensibilità nel distinguere i vari tipi di merda e dopo un po’, non la si chiama neppure più in quel modo. ci si diletta nell’autoprodurla e nell’autosomministrarsela e se ne chiede ancora. data la facilità e l’economia di produzione della stessa, ne consegue che la produzione e l’assimilazione di merda, diventa la cosa più conveniente da fare. considerando poi, che nessuno più la considera tale, l’affare è fatto.
Il problema è che alla distribuzione di merda si aggiunge il cattivo giornalismo. Non si tratta solo di accontentare la gente col gossip piu’ lercio, ma proprio non saper fare il proprio lavoro.
Fermo restando che non c’e’ niente di male nel gossip quando ad occuparsene è Verissimo o gli scandalistici: e’ il loro lavoro e non hanno pretese di informazione “seria”.
ne sparo una terra-terra:
in realtà, anche il giornalismo è un prodotto da vendere. quello definito “serio” o “vero” è un tipo di giornalismo che vendeva molto in un periodo in cui la gente chiedeva quel particolare tipo di prodotto.
E’ quel che ho detto io nel post: oggigiorno c’e’ domanda di gossip e gli editori traggono maggior profitto ad accontentare questa gente trattando tutte le notizie come se fossero gossip.
Ma e’ una delle due facce del problema; non è solo il target giusto a scarseggiare, cioe’ gente che vuole un giornale serio, ma anche il giornalista capace.