Posso esimermi dal commentare il licenziamento di Luttazzi? Sì che posso, e lo faccio. Perché mi preme dire qualcosa sulla satira in generale, giusto per prendere a calci in cvlo alcuni luoghi comuni duri a morire.
Cos’è la satira, in breve? Credo di non sbagliare definendola l’applicazione di un complesso di figure retoriche all’opinione dell’artista. Possiamo quindi avere satira politica, sociale ecc.; possiamo vederla trasfigurata in sketch comici da tv, monologhi teatrali, romanzi, poesie, dipinti, canzoni. Essendo un’opinione è strettamente personale e di conseguenza non deve sottostare a canoni da par condicio come i benpensanti vorrebbero far credere.
Ma non fa ridere! La satira non deve far necessariamente ridere. Uno dei miei romanzi preferiti degli ultimi anni è Cavie di Chuck Palahniuk. Disgusto è la parola-chiave dell’opera… è un libro che inquieta, ripugna e fa anche vergognare di vivere in codesto agglomerato sociale. Così certi argomenti vengono esorcizzati – Chucky la chiama tecnica del dangerous writing: si scrive di roba ripugnante per l’autore stesso in modo tale da poter inghiottire il boccone amaro, abbandonarsi ad un sospiro di sollievo e tirare avanti. Parlare (anche ridere) di stupri e abusi sessuali contribuirà a rimuovere la barriera/taboo che impedisce a certe abitanti di paesini sperduti e arcaici di denunciare il proprio violentatore, ad esempio – una cosa simile accadde con la canzone Weisses Fleisch dei Rammstein: il cantante ricevette una lettera di ringraziamento da parte di una vittima di violenza sessuale la quale disse più o meno “se potete parlarne voi posso farlo anch’io”. Palahniuk non si limita a parlare di argomenti taboo ma analizza certi malcostumi sociali con l’occhio del chirurgo esperto. E’ per questo motivo che la satira può anche essere esibizione del corpo grottesco; Luttazzi sul suo blog cita Boje, il quale dice “it was appropriate [dal basso medievo in poi] to ridicule the king and clergy, to use dung and urine to degrade; this was not to just mock, it was to unleash what Bakhtin saw as the people’s power, to renew and regenerate the entire social system. It was the power of the people’s restive-carnival, a way to turn the official spectacle inside-out and upside down, just for a while; long enough to make an impression on the participating official stratum”. Si parla proprio di aspergere fantocci raffiguranti figure di certo prestigio con merda e pisciazza per potersi sentire – in qualche modo – primedonne del sistema e non miseri et inutili omuncoli… ve lo immaginate oggi lo scandalo nel vedere una cosa del genere a carnevale? Fa ridere? Probabilmente no; in ogni caso è connessa con certa satira, quella estremamente volgare che oggi non esiteremmo a definire “priva di stile”. Insulti gratuiti e fanculo.
Cazzo, troppo volgare, merda! La satira può o non può essere volgare, dipende dal gusto dell’artista. Certamente l’Arte con la A maiuscola può essere volgarissima. Avete mai letto nulla di de Sade? Proprio lui, il marchese! Ma ci pensate? Fate i buoni samaritani, trombate per la prima volta la notte di nozze e solo per procreare, poi fra due generazioni nessuno si ricorderà di voi; lui scrive pornografia spinta (ma in francese! E come dice il Merovingio in Matrix in quella lingua il peggiore insulto pare poesia – ed ha ragione), incita all’incesto, all’adulterio, alla bisessualità e poi a) il suo nome diviene di uso comune in tutto l’universo conosciuto e b) è uno degli scrittori più studiati in ottica interdisciplinare, lo trovate dappertutto: dalla letteratura alla sessuologia, dalla criminologia alla pissicologia. Leggete il suo La Philosophie Dans le Boudoir (la filosofia nel boudoir) col testo a fronte – anche se non capite nulla, giusto per concordare col Merovingio. Si tratta di pura pornografia mista a qualche ragionamento filosofico niente male… clamorosa la convincente dimostrazione dell’inesistenza di Dio, mai viste tante bestemmie assieme. Insomma, criticare la volgarità di qualunque forma d’arte non ha senso.
Concludo riconsigliandovi i libelli succitati.
Cavie lo trovate a meno di 10 euro ed è un concentrato di satira assassina e cinica, operante su più livelli interpretativi ed equipaggiata per non fare prigionieri.
Per lo stesso prezzo recuperate quello di de Sade… quando vi ricapiterà di poter passare per uomini di Cvltura leggendo di sodomia e bestemmie?
Bah, che schifo. Il prossimo post sarà una dettagliatissima recensione di Winx, giusto per parlare di buoni sentimenti e speranza.
hai ragione da vendere :)
riguardo al carnevale (e mi dispiace di non averci pensato pure io), aggiungo che è una festa nata apposta per capovolgere la società. un giorno all’anno nel quale il popolo può fare quel cavolo che vuole in barba ai governatori. solo recentemente ha preso i connotati di festa per i bambini in maschera, ma nel passato non erano rare le feste orgiastiche ed il caos incontrollato.
nella società era utilissimo come valvola di sfogo: un momento in tutto l’anno nel quale non si doveva più sottostare a nessuna regola.
la stessa cosa dovrebbe essere la satira e comunque l’arte in generale.
Dico solo che il francese e’ una delle lingue piu’ brutte dell’orbe. Non quanto l’olandese, il tedesco o il giapanzo, ma viene subito dopo.
Non posso che quotare Niccolò…
Non avete capito(R)! Le parolacce in francese hanno un diverso impatto rispetto all’italiano: prendete ad esempio fotti e fout. Il secondo mi pare meno duro e quasi meno volgare.
Pare, direi che e’ scontato, ghei.
Appunto, mi dai ragione: non sembra una parolaccia.
beh… questo può essere considerato uno degli aspetti per cui il francese fa defecare ;-)
Non ho mai detto che il francese fosse una bella lingua ;)
Io non dimenticherò mai il trombar clù, ed il trombar lù!
Sulla satira: hai perfettamente ragione, Speewagon!
Una cosa che un po’ mi secca è che più fanno così e più Luttazzi crederà di essere un genio incompreso, un martire, un Dio in terra, e la prossima volta che tornerà, potrebbe essere un po’ troppo “montato”…
E la sua comicità sarà di conseguenza ancor più cattiva, volgare, irruenta.
(tanto per dire una parola non volgare che sembra una parolaccia)
A me che sia volgare non dispiace, benché non abbia apprezzato particolarmente la battuta su Ferrara (battuta classica della satira, tra l’altro). E neanche che sia volgare o irruento. Insomma, apprezziamo un genere diverso di umorismo :P