Target acquired (parte III): qualunquismo videoludico

16 01 2008

Una parte molto delicata della produzione di qualunque bene di consumo è quella che precede la formazione del prodotto stesso (pre-produzione). Ci si siede attorno ad un tavolo e si decide come impostare la propria opera strutturalmente (vogliamo aggiungere l’elettronica al pattern sonoro?) e commercialmente (facciamo un telefilm per un pubblico di ultraquarantenni o di ventenni?). Così facendo si decide il bacino d’utenza, il target per il quale il prodotto viene sfornato… ne avevo già parlato.
Purtroppo tutti gli sforzi fatti dai produttori per raggiungere un risultato certosino possono essere vanificati da gravissimi errori in fase di pubblicizzazione del prodotto finito.

Esempio: il wrestling interpretato dalla WWE ha come target un pubblico almeno adolescente ma ragioni di marketing – vendita di gadget – impongono di strizzare l’occhio anche ai bambini. In Italia qualche dirigente (Tiraboschi?) ha pensato di dare una chance al prodotto e di piazzarlo su Italia 1 (dove di notte giravano federazioni di lotta come il K-1). Bisognava scegliere il target per gli acquisti degli spazi pubblicitari… su chi puntare? Sui bambini. Un qualcosa non pensato per i bambini viene preparato per essere usufruito da bambini. Come se Colpo Grosso potesse diventare una rubrica di Bim Bum Bam, insomma.
Le conseguenze di quest’idiozia sono ormai evidenti: il wrestling è stato demonizzato e considerato dai più – anche da persone mediamente intelligenti – come merdaccia triviale et infantile. Questo non favorisce gli ascolti sul lungo termine perché i bambini sono soggetti a mode usa-e-getta (cfr. Sailor Moon, Pokemon ecc) mentre i grandi rifiuteranno a priori di interessarsi ad una cazzatina.
Al primo incidente (l’omicidio plurimo commesso da Benoit) lo scandalo impone ai dirigenti di prendere qualche provvedimento… e ovviamente verrà preso quello sbagliato. Pensate se Uan un giorno sbranasse qualche vecchietta in stile pitbull (o dobermann anni ‘80, ben più crudeli e assetati di sangue di quelli odierni)… i fanz rimarrebbero scioccati.
L’esempio-breslin fa capire dove si può arrivare sbagliando target.
Arriviamo al fulcro del post, il Nintendo Wii.

La Nintendo non ha avuto molta fortuna negli ultimi anni, surclassata dalla Playstation prima e dalla X-Box poi; soltanto con le console portatili, Game Boy Advance e Nintendo DS, si riusciva a portare a casa la pagnotta (e il sushi).
Il Wii invece esplode, supera in vendite la pregevole X-Box 360 e seppellisce la PS3. Merito dei comandi che rivoluzionano il concetto di gioco al computer. Persino la regina Elisabetta gioca attivamente al Wii regalato al nipote William dalla fidanzata. E’ moda. La Nintendo è riuscita a sdoganare i videogiochi. Prima erano roba per bimbetti brufolosi con le manine pacioccose (tipo Cartman ma fighi la metà), adesso ci gioca anche la regina, Panariello e la Kidman.
Un possessore della consolle dovrebbe trovarsi in un perpetuo stato catatonico orgasmico a causa di questo fatto, ma c’è un ma.
Il target.
Credo che l’errore non sia stato fatto dalla Nintendo ma da chi doveva effettivamente vendere. Hanno fatto troppa leva sui party game e i giocatori casual dimenticando gli hardcore gamer (gli sfigati) col risultato che oggi i giochi Wii non riescono a coprire ogni campo dell’intrattenimento videoludico. I prodotti impegnativi per adulti sono pochi.
Ciò è dovuto ad un imbolsimento delle software house: si trovano con un target di giocatori casual che riescono malapena ad accontentare – non sono i loro clienti abituali – con party games e qualche sportivo. Oppure convertono per Wii prodotti originari PS2, adattando i comandi al nuovo sistema di puntamento.
La confusione degli addetti ai lavori mi sembra evidente, non è possibile che escano così pochi giochi per una console stravenduta. Credono (e probabilmente sarà vero) che l’acquirente tipo sia l’uomo qualunque. La mia opinione è che non sanno dove andare a parare. La mia paura è che ciò possa fare danni sul lungo termine, con il giocatore casual soddisfatto e l’hardcore gamer deluso ed in partenza verso altri lidi, lasciando così invenduti i (pochi) giochi realizzati per lui e scoraggiando le software house a produrne altri. Al solito ci andrà di mezzo gente innocente come me, a metà strada tra il casual e l’hardcore (un gioco impegnativo di tanto in tanto ci vuole, eh). Speriamo bene.

PS: ovviamente la situazione non fa così schifo, giochi belli per Wii se ne trovano.


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