- Un ragazzino ghanese a Parma forse è stato picchiato dai vigili urbani.
- Una donna somala a Ciampino forse è stata ingiuriata e tenuta nuda per ore.
Il forse è d’obbligo, la sicurezza l’avremo quando un giudice terzo e imparziale giudicherà tramite sentenza definitiva. Il mio scopo è criticare due dichiarazioni fuori luogo che tali resteranno anche qualora il ghanese (o ghaneano?) e la somala risultino due ciarlatani.
È interessare notare cosa è accaduto nelle ultime ore: da un lato spunta un testimone che conferma la tesi del pestaggio del ragazzino (per cui i vigili si trovano un po’ più incvlati rispetto a prima), dall’altro Maroni si costituirà parte civile contro la donna somala qualora il pubblico ministero decida di portare la controversia in tribunale. Gasparri, approvando il comportamento del collega, se ne esce con un:
Tra la sua parola [della somala] e quella degli agenti non ho dubbio a credere alla seconda.
Dichiarazione fuori dal mondo. Non tengo in conto la connotazione razzista perché spero vivamente che Gasparri non intendesse riferirsi specificatamente alla nazionalità e all’etnia della signora. Nonostante questo beneficio del dubbio la sparata resta intollerabile, perché la parola di un agente di polizia vale esattamente quanto quella di chiunque altro. Prendiamo come esempio la parola dei vigili di Parma, non nuovi a comportamenti discutibili: tempo fa, nel corso di un’operazione antidroga, lasciarono a terra nuda una prostituta nigeriana presunta spacciatrice. La comandante dei vigili urbani di Parma, Emma Monguidi, interrogata su questo fatto se ne esce con un:
Abbiamo solo fatto il nostro dovere.
Certo, certo (cit.). Peccato che la perquisizione e il fermo debbano essere sempre eseguiti nel rispetto della dignità umana. Se quella prostituta fosse stata in grado di pagarsi un avvocato a quest’ora il risarcimento per danni morali era assicurato, spacciatrice o meno:

È evidente come la parola delle forze dell’ordine non valga più di quella di un coglione qualsiasi. E non solo teoricamente: i giudici non hanno mai fatto distinzioni. Il problema a limite è la legge che i giudici sono obbligati a rispettare. Nello specifico l’istituto della sospensione condizionale della pena, manna per poliziotti e simili: c’è un sacco di gente umanamente infima che commette un reato e se ne esce sborsando qualche migliaio di euro di risarcimento, ma con la fedina penale pulitissima.
Tuttavia Gasparri non dovrebbe fare troppo affidamento sulla propria “mancanza di dubbio”, potrebbe ricevere brutte sorprese.
Qualora il giudice presuma che il colpevole (=la colpevolezza è stata accertata) si asterrà dal commettere ulteriori reati, può sospendere l’esecuzione della pena. Decorso il periodo in cui la pena è stata sospesa senza che il reo abbia commesso altri reati, si estingue il reato per cui è stata applicata la sospensione condizionale. Il reato è estinto, come se non fosse mai stato commesso. Ci saranno eventuali risarcimenti (previsti eventualmente dalla sentenza), ma il reato in futuro non potrà più essere considerato, ad esempio per la recidiva. Ovviamente non tutti possono beneficiare di questo istituto; resta fuori chi è stato già condannato per altri delitti, il delinquente abituale e quello professionale. Anche il reato viene valutato: affinché sia possibile applicare la sospensione condizionale la pena inflitta non dove essere superiore ai due anni. La pena resta sospesa per cinque anni se si tratta di delitto, due anni se si tratta di una contravvenzione, di un anno per i reati la cui pena non è superiore ad un anno e a patto che il reo abbia riparato integralmente il danno prima della pronuncia della sentenza di primo grado; decorso questo periodo il reato è estinto.
Va be’, ma renditi conto che a parlare è Gasparri, dai…
tra la sua parola [di Gasparri] e quella di un cog#ione non ho dubbio a credere che… sia uguale.