Pur non essendo un conoscitore di bioetica, biogiuridica o medicina, certamente so come alcune questioni siano al centro di polemiche da secoli, quindi non sono in grado di aggiungere niente di nuovo (figuriamoci) e non so se quel che penso sia roba superata, controcorrente, mainstream, eccetera.
Ritengo che quando si tratti di gestire il proprio corpo, nessuna legge o morale più o meno diffusa debba interferire con la libertà del singolo. E per quanto alcune situazioni, come nell’aborto, possano essere controverse in virtù delle conseguenze eventualmente gravanti su una vita diversa dalla propria, in altre situazioni non vedo dubbi: c’è soltanto un individuo e la sua decisione che, se effettuata in un momento di lucidità ed indipendenza, dovrebbe essere incontrovertibile.
Giuliano Ferrara direbbe che disinteressarsi della vita altrui in virtù del fate vobis non è accettabile. In realtà qui si parla proprio di interessamento. Io volevo che Welby potesse autodeterminarsi perché nella stessa situazione vorrei poterlo fare anch’io. Similmente, avendo la povera Eluana più volte espresso la volontà di non finire intubata, ritengo giusto non intubarla.
Su questo argomento non emetto un giudizio etico: sono amorale. Voglio che la volontà (informata) del singolo prevalga in ogni caso. Ma un contenuto che vada oltre l’individualismo “fine a se stesso” (tra molte virgolette) c’è: io non voglio soltanto vivere, io voglio avere un’esperienza di vita. Voglio poter percepire la realtà per poter esserne parte attiva. Se poi questa realtà dovesse smettere di essere di mio gradimento per cause contingenti, vorrei poter prendere autonomamente il provvedimento più opportuno.
Insomma, voglio fare autogestione. Ma non come a scuola: un po’ più civile, importante e responsabile.
bell’articolo. sono d’accordo su ogni cosa.
quello che mi sorprende di coloro che difendono la vita e l’accanimento terapeutico ad ogni costo, è che sembra quasi che pensino che se si permette alle persone di decidere della propria vita, poi tutti decideranno di morire o di far morire altri. non è assolutamente vero. chi vuole restare attaccato alle macchine in coma perenne, può benissimo farlo se non ha specificato il contrario quando era ancora cosciente. ma al tempo stesso, chi è terrorizzato da questa prospettiva di non vita per tutte le sue buone ragioni, è giusto che possa disporre di farsi staccare la spina, nel caso le sue condizioni siano irreversibili.
che ognuno possa decidere per se stesso, mi sembra un diritto talmente basilare ed ovvio che pare impossibile che si scatenino tali polemiche. io mio corpo è mio e di me soltanto, la mia persona può essere legata a molte altre persone, ma nessuno dei due è di proprietà né dello stato né di una qualsiasi religione, che decida arbitrariamente cosa fare di me senza nemmeno sapere cosa io provi.
Intanto io ho già lasciato le mie volontà: http://ozky3.blogspot.com/2007/04/in-manus-tuas.html
E comunque, sono della stessa opinione..
@Masque: i nostri media sembrano campioni nel voler far credere che l’eutanasia vada a toccare tutti i malati, indipendentemente dalla loro presa di posizione. Immagino che i vari sponsor siano contenti.
@Oskar: non si riesce ad accedere al link che hai postato.
Aggiungo un estratto della motivazione della sentenza, estrapolato dal CorSera
[...] dopo tanta attesa, il diritto che era suo, le è stato finalmente riconosciuto. Ho appena letto l’articolo sul blog di Speedwagon e colgo l’occasione per scrivere come la penso io a [...]