Uno degli argomenti più di moda sui forum di rugby riguarda la presenza nella nostra nazionale e nel nostro campionato di oriundi ed equiparati di scarso livello, i quali impediscono l’emersione dei talenti nostrani. I giocatori con nonni italiani non hanno difficoltà ad acquisire il passaporto, giocare nel nostro campionato come equiparati (e non come stranieri) ed eventualmente arrivare alla nazionale. Insomma, a detta di certe personalità internettiane (e non solo), il problema sono gli stranieri che vengono a rubare lavoro a noialtri.
Voglio evitare i ragionamenti utilitaristici nati dall’assunto che le squadre di rugby guadagnano di più a far giocare stranieri con basi discrete piuttosto che crescere giovincelli con basi mediocri nella speranza di farli diventare, un giorno, ottimi. Li evito non perché siano scorretti, ma perché di per sé potrebbero già chiudere il discorso – non per i nostri guru, ovviamente.
Non voglio neanche lontamente introdurmi in questioni quali nazionalità, ius sanguinis e mito della Patria; non m’interessa sapere chi possa definirsi italiano e chi no: oggigiorno non mi sorprendo, non mi offendo e soprattutto non m’importa se l’apertura/estremo della nostra nazionale si chiama Luke McLean. Ho poca stima per i mercenari, specie per quelli che vengono a giocare da noi perché altrove non verrebbero considerati, ma quando si fa una scelta di vita (cfr. Robertson, Griffen) non vedo il problema. Magari – anzi, sicuro – Robertson si sente più italiano di me. Se gente come McLean, che avrebbe potuto giocare nella ben più quotata nazionale australiana, decide di trasferirsi a Brescia e giocare per l’Italia… beh, tanto di cappello e massimo rispetto.
Quello che forse molti non vogliono (o non sanno) vedere è l’incapacità delle nostre squadre di sfornare talenti che non facciano parte del pack. Io credo che non abbiano la competenza tecnica per formare mediani e trequarti, in special modo aperture ed estremi. Ma conta anche la bassa competitività dei nostri campionati: molti dei nostri talenti caserecci hanno dominato nel momento in cui sono andati a fare esperienza all’estero. E alcuni dei nostri italianissimi idoli, come Sergio Parisse (nato da genitori italiani temporaneamente in Argentina), hanno imparato a giocare all’estero e quindi non sono di formazione italiana. Il colmo!
Ed è per questo che i discorsi sulla purezza della razza mi fanno incazzare: i nostri sono semplicemente scarsi. In nazionale ci vanno i migliori, non quelli che potenzialmente/forse/chissà/in futuro saranno campioni. Si migliora nella Nazionale A, nelle giovanili, nei campionati domestici.
Senza stranieri staremmo anche peggio.
ipse dixit