Dredd!!

27 06 2009

Mai parlare di argomenti di cui non si ha una conoscenza completa! Se si dovesse malauguratamente decidere di imbarcarsi per quest’ardua impresa bisognerebbe abbandonare la spocchia e armarsi di una sana dose di umiltà e curiosità. Nei commenti ad un post di Uriel, nel thread generato da danmunty, si trovano una serie di gravi inesattezze spacciate come verità con l’atteggiamento tipico dell’intellettuale scafato che insegna ai sudici plebei. Qualunque studente di giurisprudenza sarebbe in grado di smontare quelle affermazioni, basta aver studiato diritto costituzionale e istituzioni di diritto romano.

Tra l’altro è la seconda volta che mi trovo a parlare di questo stesso argomento.

Le tesi sostenute nei commenti sono:

  1. la costituzione italiana “si limita ad illustrare dei principi”;
  2. i giudici non devono attuare la costituzione, bensì occuparsi delle leggi ordinarie;
  3. i giudici non devono giudicare secondo “senso comune”;
  4. il nostro ordinamento, basato sul civil law piuttosto che sul common law, non lascia spazio all’interpretazione perché la legge si applica “nei modi previsti e nei casi previsti”.

È tutto inesatto.

  1. La costituzione ha carattere precettivo: è una legge e come tale fornisce delle regole che devono essere rispettate ed applicate.
  2. I giudici devono applicare la legge, quindi anche la costituzione (è un assioma). Non sono affatto limitati alle leggi ordinarie.
  3. I giudici, in casi determinati dalla legge, possono giudicare secondo equità o usi.
  4. La legge può essere interpretata. Ripropongo lo stesso esempio fatto in passato: “in campo di diritto sindacale si applica una norma corporativa fascista alla situazione attuale per colmare i vuoti legislativi (artt. 2077 e 1339 cc, utilizzati oggi congiuntamente per regolare questioni di efficacia oggettiva dei contratti collettivi); l’intento originario della norma viene piegato verso nuove necessità”. Persino ai tempi del diritto romano i giuristi prendevano norme vecchie di secoli e le re-interpretavano (spesso storpiandole totalmente) per adattarle ai mutamenti della società nonostante fossero norme codificate.

Queste cose, lo ripeto, sono pane quotidiano di chiunque abbia preso in mano un libro di diritto costituzionale o istituzioni di diritto romano. Sono conoscenze specifiche che non possono essere oggetto di discussioni da bar in cui, come se non bastasse l’ignoranza, ci si pone con la stessa fastidiosissima arroganza (condita persino da prese per il cvlo!) che quello stesso blog intravede e critica nella sinistra italiana.

Mary Elizabeth Winstead

Mary Elizabeth Winstead





Una bella Lega

22 06 2009

Due parole sulla questione “i comunisti votano Lega Nord perché Bossi & Borgherzio difendono i proletari”.

Leggo in giro come all’epoca la base del PCI non fosse troppo diversa da chi oggi vota Lega Nord. Cioè operai e contadini spaventati non tanto dall’immigrato, ma da alcune conseguenze economiche dell’immigrazione: aumento del lavoro in nero e basso costo per i nuovi arrivati, tempi duri per gli indigeni. Dopo il fallimento della sinistra (o di quell’entità che ne ha fatto le veci negli ultimi vent’anni) l’approdo dei vecchi comunisti al carroccio non dovrebbe essere così sorprendente.

Questo ragionamento confonde pericolosamente la discriminazione dovuta a questioni di sopravvivenza economica con la discriminazione razziale. Nel primo caso abbiamo una paura giustificata dall’arrivo di un’ondata di individui che possono provocare un danno effettivo: il lavoro in nero è illegale e danneggia il disoccupato. Nel secondo caso non c’è alcun danno, solo pura disumanità: si odia l’immigrato marocchino perché marocchino.

Non mi risulta che i vertici del PCI utilizzassero metodi razzisti. L’eventuale incazzatura della base nei confronti dei terroni forse non era dovuta al loro essere meridionali, quanto ad un comprensibile istinto di sopravvivenza e un po’ di ignoranza. Se il problema era che i meridionali fossero meridionali stiamo parlando di una base razzista disinnescata dal vertice. I deficienti sono ovunque, del resto.

Con la lega il discorso è diverso. La Lega Nord è  un ripugnante partito nazionalista che utilizza una forma di propaganda incontrovertibilmente razzista e mistificante per raccattare voti e garantire ai soliti pagliacci, saltimbanchi, cugini e puttane un tenore di vita che non meritano. Senza nessuna distinzione il suo elettore è coglione o pericolosamente ingenuo, il vertice è formato da coglioni pericolosi (niente affatto ingenui) che aizzano e cavalcano l’idioza dei propri sostenitori. I metodi politici di questa combriccola non possono giustificare nessun tipo di lotta, neppure dallo scopo condivisibile.

I sub-proletari di oggi votano Bossi turandosi il naso ma sapendo di votare un gruppo di squallidi xenofobi ciarlatani? Si meritano la loro vita di merda.





Scontro generazionale

14 06 2009

Propongo un pensierino che ho postato su it.arti.musica.metal.

Rosario Dawson

Ieri ho pensato ad una lista dei migliori dieci dischi dal 2000 a questa parte per fare il confronto con le decadi passate e vedere se la situazione del metal e dell’hardrocche è prossima alla morte per eccesso di merda.
I primi quattro son fatti dai miei gruppi favoriti.

Rammstein – Mutter
Monster Magnet – Monolithic Baby!
Spiritual Beggars – On Fire
Tool – Lateralus
A Perfect Circle – Mer de Noms
Arcturus – The Sham Mirrors
SOAD – uno a caso
Mastodon – Blood Mountain
Nashville Pussy – Say Something Nasty
Pain of Salvation – Scarsick

Ho lasciato fuori gente di un’altra generazione tipo Exodus e Motorhead, gente che non c’è riuscita per poco (Down, Dredg, Doomsword, Nevermore), qualcun altro l’avrò scordato: ma si tratta di roba validissima.
Almeno tre dischi sono per la vita; inoltre certi gruppi han fatto più di un album notevole (Rammstein, Mastodon, APC, Down…).

Inzomma, questo moderno stile di metalz mi piace tantissimo, la scena intera è in salute e ruspante come non mai, gli anni 90 mi paiono una bella merdina al confronto. Anzi, se volessi fare un rapporto tra gli ascolti giornalieri e le varie decadi, gli ultimi anni hanno prodotto la roba che ascolto con più continuità, altro che 70 e 80. Per farla breve, preferisco i Clutch ai Led Zeppelin.

Ovviamente nessuno sarà d’accordo con me, usciranno allo scoperto dati oggettivi e gli insulti, ma il punto è: ogni generazione ha i suoi miti. Fra dieci anni grideremo tutti alla merda, ma i nati nel 1995 saranno contenti.





Violenza domestica

28 05 2009

Il metodo non mi tange. Il livello dello scontro è arrivato ad un punto tale che criticare le istanze del PDL o indicare le cazzate di un Borghezio qualsiasi è diventato ridondante. Non ci dovrebbe essere neppure bisogno di criticare perché si tratta di manifesta idiozia. Inoltre sono convinto che per un politico non debba esistere differenza tra vita privata e pubblica. Non puoi andare al Family Day, gridare “i cattolici sono tutti con noi” ed essere divorziato. All’epoca nessun media ufficiale fece notare la piccola contraddizione; se ora ci pensa la moglie a gettare un po’ merda e se qualcuno investiga su strane festicciole, a me va benissimo.

Non si riuscirà a buttar giù Berlusconi con il gossip. Ma nell’eventualità, ragionando per assurdo, non sarei triste. Potrebbe essere l’inizio di un nuovo rinascimento italiano? No: il maleducato puzzolente e sporco a cui sono state pulite le unghie resta sempre ineducato, puzzolente e sporco. Però, ecco, almeno ha le unghie pulite.





Valore legale del titolo di studio

25 05 2009

Noto in giro una certa confusione sul concetto di “valore legale del titolo di studio” e relativa abolizione; ne approfitto per fare il figo e spiegare tutto. Oggigiorno in Italia tutti i titoli di studio hanno pari valore legale: la laurea triennale in scienze giuridiche conseguita a Catania vale quanto quella conseguita a Parma, indipendentemente dalla qualità dei due corsi. Questa omogeneità ha senso nei rapporti tra il laureato e lo stato riguardo:

  1. l’accesso ai pubblici uffici: se la regione Lazio ha bisogno di dieci assistenti sociali chiunque abbia la relativa laurea potrà effettuare il concorso;
  2. l’iscrizione negli albi professionali, previo superamento dell’eventuale esame di stato.

Il valore legale non ha senso (e difatti non esiste) nei rapporti tra privati: le aziende possono liberamente preferire il laureato alla Bocconi senza dover dare spiegazioni.

Abolire il valore legale significa diminuire le garanzie succitate: le lauree non saranno tutte uguali di fronte allo stato. In compenso, secondo gli entusiasti, le università dovrebbero fare l’impossibile per ottenere prestigio e introiti migliorando la qualità della propria offerta formativa. Le conseguenze? Riprendendo gli esempi precedenti:

  1. nei concorsi la pubblica amministrazione potrebbe preferire certi laureati piuttosto che altri, magari assegnando più punteggio ad una laurea prestigiosa e/o che abbia un certo voto.
  2. viene conferito maggior potere discrezionale ai gestori degli albi.

L’abolizione è giusta o sbagliata? Ci sono pro e contro, ognuno può pensare ciò che meglio crede. Io sono contrario all’abolizione… posso già immaginare le amministrazioni locali mettersi d’accordo per tagliar fuori l’università della provincia concorrente o gli albi rifiutare arbitrariamente un’iscrizione. No, grazie.





Straniero in terra straniera

19 05 2009

Uno degli argomenti più di moda sui forum di rugby riguarda la presenza nella nostra nazionale e nel nostro campionato di oriundi ed equiparati di scarso livello, i quali impediscono l’emersione dei talenti nostrani. I giocatori con nonni italiani non hanno difficoltà ad acquisire il passaporto, giocare nel nostro campionato come equiparati (e non come stranieri) ed eventualmente arrivare alla nazionale. Insomma, a detta di certe personalità internettiane (e non solo), il problema sono gli stranieri che vengono a rubare lavoro a noialtri.

Voglio evitare i ragionamenti utilitaristici nati dall’assunto che le squadre di rugby guadagnano di più a far giocare stranieri con basi discrete piuttosto che crescere giovincelli con basi mediocri nella speranza di farli diventare, un giorno, ottimi. Li evito non perché siano scorretti, ma perché di per sé potrebbero già chiudere il discorso – non per i nostri guru, ovviamente.

Non voglio neanche lontamente introdurmi in questioni quali nazionalità, ius sanguinis e mito della Patria; non m’interessa sapere chi possa definirsi italiano e chi no: oggigiorno non mi sorprendo, non mi offendo e soprattutto non m’importa se l’apertura/estremo della nostra nazionale si chiama Luke McLean. Ho poca stima per i mercenari, specie per quelli che vengono a giocare da noi perché altrove non verrebbero considerati, ma quando si fa una scelta di vita (cfr. Robertson, Griffen) non vedo il problema. Magari – anzi, sicuro – Robertson si sente più italiano di me. Se gente come McLean, che avrebbe potuto giocare nella ben più quotata nazionale australiana, decide di trasferirsi a Brescia e giocare per l’Italia… beh, tanto di cappello e massimo rispetto.

Quello che forse molti non vogliono (o non sanno) vedere è l’incapacità delle nostre squadre di sfornare talenti che non facciano parte del pack. Io credo che non abbiano la competenza tecnica per formare mediani e trequarti, in special modo aperture ed estremi. Ma conta anche la bassa competitività dei nostri campionati: molti dei nostri talenti caserecci hanno dominato nel momento in cui sono andati a fare esperienza all’estero. E alcuni dei nostri italianissimi idoli, come Sergio Parisse (nato da genitori italiani temporaneamente in Argentina), hanno imparato a giocare all’estero e quindi non sono di formazione italiana. Il colmo!

Ed è per questo che i discorsi sulla purezza della razza mi fanno incazzare: i nostri sono semplicemente scarsi. In nazionale ci vanno i migliori, non quelli che potenzialmente/forse/chissà/in futuro saranno campioni. Si migliora nella Nazionale A, nelle giovanili, nei campionati domestici.

Senza stranieri staremmo anche peggio.





Meglio tardi che mai

16 05 2009

Finalmente l’International Rugby Board ha messo la parola FINE alla sperimentazione delle nuove regole (ELVs) nel rugby a 15, introducendone definitivamente alcune e scartandone altre; a partire dal 23 maggio tutti i match internazionali verranno giocati col regolamento rinnovato, mentre i tornei domestici si dovranno aggiornare dalla prossima stagione.

Ecco le regole che dal 23 maggio verranno introdotte definitivamente nel regolamento del rugby a 15:

  • i guardialinee possono assistere l’arbitro in qualunque modo questi ritenga opportuno;
  • la palla riportata (=portata dentro dalla propria squadra) nei propri 22 e calciata in touche non comporta alcun guadagno territoriale (=la touche verrà battuta dal punto in cui la palla è stata calciata);
  • è possibile battere velocemente la touche lanciando la palla in linea o all’indietro;
  • il ricevitore in touche (di solito il mediano di mischia) deve essere 2 metri dietro la linea di touche;
  • regola sul posizionamento dei giocatori in touche rispetto alla linea di touche e a quella dei 5 metri;
  • i giocatori in touche possono afferrare un saltatore prima che la palla venga lanciata;
  • è permesso sollevare i saltatori in touche;
  • la linea del fuorigioco in mischia ordinata è a 5 metri dai piedi dell’ultimo giocatore;
  • regola sul fuorigioco del mediano di mischia durante la mischia ordinata;
  • le bandierine non vengono più considerate touche a meno che la palla non sia schiacciata contro la bandierina.

Le uniche due regole davvero innovative sono quelle sul fuorigioco in mischia ordinata e sul guadagno territoriale in seguito al calcio dai 22; il resto era tollerato anche con le vecchie regole o non aggiunge niente di troppo eclatante.

Restano fuori le regole sulle punizioni da battere con un calcio libero, sulla possibilità per le squadre di scegliere il numero di giocatori da schierare in touche e soprattutto la possibilità di affondare la maul.

Insomma, è andata bene. Anche se forse non è finita qui: immagino l’esplosione di bile delle federazioni dell’emisfero sbagliato, quelle che avevano ideato e proposto tutte le regole, anche quelle cassate. Vedremo.